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3.3.4 Senza confini

Sembrerebbe che dove non esistono regole la libertà debba essere illimitata, ma la legge, giusta o sbagliata, gradita o invisa che sia, segna sempre un confine tra ciò che si può e ciò che non si può fare. L’area dei comportamenti ammessi è quella nella quale si può agire senza timore e la libertà, scrive Machiavelli, consiste nel vivere senza paura. Tutte le strade sono colpite da un limite di velocità il quale, mentre ci dice che oltre non si può andare, ci garantisce però il diritto di viaggiare ad una qualsiasi velocità ad esso inferiore e questa è la nostra libertà. Se invece una strada è bensì colpita da un ‘limite’ ma questo è indeterminato e se poi anche la sanzione è indefinita quella diventa la strada della paura: chi oserà viaggiarvi? E se qualcuno, per necessità assoluta, dovesse comunque percorrerla, con quale animo, con quale spirito lo farebbe? Quale sarebbe poi la condizione degli abitanti di quello sventurato paese in cui tutti gli ambiti dell’azione fossero soggetti allo stesso indefinito “limite” e i “contravventori” sanzionati con le stesse imprevedibili pene, è agevole immaginare. Poiché non esiste alcun limite pre conosciuto, poiché non vi è una regola l’eccesso sarà definito di volta in volta dal gendarme a seconda di quel che gli sembrerà “giusto”, sarà definito dopo e non prima: non libertà ma inquietudine, non sicurezza ma paura, ed infine, terrore. 

La condizione attuale degli uomini occidentali nei loro rapporti con le donne è forse assimilabile a quella di quei cittadini intimoriti e trepidanti in oscillazione tra inquietudine e sgomento? Nessuno è in grado di dire quanto siamo lontani da un simile stato di cose né quanto ne siamo vicini.

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