Il padre precede il figlio nel tempo e come il figlio è il futuro del padre così il padre è il passato del figlio. Questa elementare considerazione si carica del suo pesante significato se si considera quale sia il passato del mondo secondo il vigente canone occidentale; per esso, e quindi per tutti noi, la storia è un universale delitto del quale i maschi portano la responsabilità, essa è opera delle generazioni maschili passate che, nell’insieme, formano le radici generative dei contemporanei. Il passato, ora colpa e vergogna, è la radice di quel presente che viene così fondato eticamente sul nulla perché privato di qualsiasi valore morale. L’eredità che i padri hanno lasciato ai figli è diventata una landa desolata guardando verso la quale essi non possono provare altro che ripulsa e il desiderio di rifuggirvi proiettandosi verso un futuro specularmente diverso. La criminalizzazione del passato coincide con la cancellazione morale e l’azzeramento del valore di coloro che lo hanno creato: i padri e perciò il Padre. Il passato è il solo luogo nel quale gli ascendenti sono e saranno e la distruzione di quel territorio corrisponde al loro annientamento; stabilito che sono stati i costruttori di un mondo che deve essere distrutto, il loro legame con il presente e con il futuro viene tagliato di netto e la loro immagine diventa una statua di sale per il cuore delle generazioni a venire. Con la costruzione del passato come era dell’usurpazione universale la GNF colpisce a morte le generazioni passate di sesso maschile, i padri diventano coloro dai quali si devono prendere le distanze, dai quali ci si deve distinguere, diventando “uomini nuovi” intendendo appunto che per “gli uomini vecchi” non c’è più posto nel mondo. Nel suo Verso una società senza padre A. Mitscherlich racconta il seguente aneddoto del tardo Ottocento.i Un minatore ritorna a casa e si appresta a lavarsi sotto gli occhi ammirati del figlio. Sottolineando lo stato del marito, la moglie si rivolge al figlio invitandolo a scegliersi un’altra strada, una professione che non lo riduca a sera così sudicio e sporco, un lavoro rispettabile. Auspicando e prefigurando un futuro migliore per il figlio e sotto le apparenze di amore per quest’ultimo, la donna pronuncia la condanna del padre agli occhi di lui, lo colloca in una dimensione che deve essere superata e lacera il legame tra le generazioni maschili. E’ adombrato l’avvento dell’ “uomo nuovo” che potrà nascere solo dal ripudio e dalla sconfessione del valore di quello dal quale la madre, finalmente, ha incominciato a prendere le distanze perché di lui ormai si vergogna. Quel giudizio materno è indice di un nuovo orientamento e segnale di una frattura i cui effetti appariranno sin troppo evidenti un secolo dopo. Per i maschi delle generazioni che verranno il passato non sarà più fonte di vita ma causa di morte.
i A. Mitscherlich, Verso una società senza padre, Feltrinelli, Milano 1977.
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