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3.3.7 L'ombra dello stupro

Suona folle e al tempo stesso risibile, grottesca e provocatoria l’affermazione di coloro secondo i quali la deoggettivizzazione totale di quel crimine trasforma tutti i maschi in stupratori; essi fondano però la loro stupefacente asserzione sul fatto che non esiste moglie o fidanzata che almeno una volta in vita non abbia fatto sesso controvoglia, in altre parole, che non abbia visto violare la sua volontà e questa è appunto la definizione stessa di stupro. Anche lasciando da parte l’assioma secondo cui le nostre progenitrici lo facevano solamente per dovere, e quindi contro la loro volontà, non si vede come quella sconcertante osservazione possa essere falsificata. E’ sicuro che ogni donna ha fatto sesso o sempre, o spesso o almeno qualche volta contro la sua vera volontà, rapporti cui accondiscese strumentalmente per le più svariate ragioni o forse semplicemente “per sopravvivere” come afferma la citata MacKinnon. Quale donna potrà mai negare che il simulato assenso (o il non rifiuto esplicito) derivava dalla impossibilità di rompere i legami psicoemotivi connaturati alla relazione, quella stessa impossibilità psicologica di dire: ‘No!’ che è alla base del date rape e dell’aquaintance rape? “Il ‘debito coniugale’ è uno dei modi in cui si nega il diritto della donna di darsi soltanto se e quando lo desidera: dunque uno stupro come gli altri”.i

Progressivamente, insensibilmente, un sospetto si insinua nel profondo degli uomini. Mi scriveva un ventenne: “Ogni donna con la quale sono stato può accusarmi di stupro, ho paura! Qualcuno mi aiuti!”. Nessuno lo può aiutare. Cosa potrebbe infatti impedire alle donne occidentali di presentarsi in tribunale denunciando i loro uomini? E cosa potrebbero portare costoro a sostegno della propria innocenza se non un assenso almeno apparente, ossia il “mancato rifiuto”, che però, si intende, fu estorto, o le loro personali intenzioni che appunto non valgono nulla? Le donne occidentali non porteranno mai tutti i loro uomini davanti al tribunale penale, li hanno invece già tradotti davanti a quello morale accusando ognuno di essi del più infame dei delitti e gettando su quel gesto l’ombra di un nuovo peccato, il sospetto di una nuova sporcizia.

i Carla Porta su “Sette - Corriere della Sera”, 29.05.1998, p. 84.

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