La non dipendenza maschile è percepita dalle donne come una perdita ed in effetti rappresenta la perdita del loro potere sessuale sugli uomini, di qui la condanna morale. Le valutazioni morali dei fatti dipendono dall’utilità che una qualche forma vivente ne trae e da ciò deve seguire la denigrazione di quel che le è inutile, o peggio di quel che, sottraendole potere, la danneggia. La condizione ottimale in campo sessuale per le donne è quella nella quale si attualizzano realizzano in modo estremo le polarità femminili e quindi il vincolo matrimoniale dell’era femminista nel quale è azzerato ogni valore dei sentimenti e delle pulsioni maschili a fronte dell’estensione illimitata del potere femminile, primo tra tutti quello del no, il diritto della moglie di negarsi per sempre, parte integrante e capo primo del diritto di imporre le regole della vita sessuale.
Nessuna istituzione ereditata dalla storia è stata esente da condanne nel corso degli ultimi due secoli e meno che mai negli ultimi quarant’anni. Tra queste figurano ovviamente il matrimonio e la famiglia (comunque intesa) denunciate come costruzioni funzionali alla divisione in classi della società (dalla Sinistra) ed alla sottomissione della donna, dal femminismo. Si sarebbe perciò tentati di pensare che, essendo il matrimonio una istituzione dalla quale “la donna ricava sempre il peggio”,i le donne per prime lo aborriscano e lo osteggino e che, viceversa, gli uomini lo desiderino e lo difendano. “Meglio sole, solissime” proclamava Emanuela Audisio nella prima pagina de “La Repubblica”, dal momento che ogni marito procura alla donna due ore al giorno in più di fatica (ma poi si scopre che in realtà sono otto)..ii Invece, come ognuno sa, tra i due sono proprio le donne ad esserne maggiormente attratte tanto che la battuta rivolta allo sposo: “Sei finalmente riuscito a convincerla!” può essere usata indefinitamente alle nozze di chicchessia e, per quanto dozzinale e scontata, produce sempre il suo cinico effetto. Il matrimonio dunque, benché eroso nel suo prestigio e sostituito dalle convivenze, mantiene tuttora il suo fascino nei cuori femminili, per ovvie ragioni. Esso trovava il suo fondamento nello scambio sesso manutenzione, da una parte, e mantenimento riproduzione dall’altra e la natura di questo commercio per quanto nascosta dai valori della Fede, prima, e dal romanticismo, poi non è mai sfuggita a nessuno.
Dagli uni e dalle altre il matrimonio è stato denunciato come un’istituzione che formalizzava la prostituzione, legalizzazione di un universale meretricio, codificazione di quel baratto che, praticato in altri modi, patisce da sempre la fama più triste. Ma quel che distingue questo commercio da quello di strada è appunto il fatto che esso estende al massimo le polarità femminili e questa è la ragione per la quale quel che è giudicato indegno diventa un valore, quel che è giudicato un abbassamento diventa un sogno. Scambio più costoso, scambio invisibile perché nascosto sotto la maschera dell’amore religioso e/o laico, scambio esteso nella durata perché a tempo indeterminato, e questa essendo la novità portata dal femminismo scambio senza vincoli nel dare, dove il mantenimento sia un obbligo morale e legale e il corrispettivo sessuale una semplice facoltà, la miglior condizione possibile dal punto di vista femminile.
Tanto sulla strada quanto nel matrimonio dunque quel che avviene è uno scambio tra sesso e denaro e la manifestazione più esplicita di questo fatto è data dai matrimoni che si concludono tra uomini ricchissimi e/o famosissimi in età già avanzata e splendide donne anche di venti o trent’anni più giovani. Nonostante qui la natura del baratto sia scandalosamente evidente e imbarazzante, l’insopprimibile interesse femminile alla nascita dei legami intersessuali impone ai rotocalchi di coprire dettagliatamente siffatti “avvenimenti”, raccontati però con quel pudore e quell’ipocrisia che l’eccessiva visibilità dello scambio richiede. Non è inutile osservare poi che questi ricconi spesso sposano donne di condizione sociale bassissima, cosa della quale non si curano, come è naturale dal momento che il valore della donna è dato dal suo corpo, da ciò che essa è, mentre quello dell’uomo (dal punto di vista femminile) si fonda su ciò che egli ha: fama, denaro, potere (se e quando li possiede).
Nessuna donna sogna di vendersi in strada al primo che passa ma tutte fantasticano di sposare un principe o almeno un uomo ricco e famoso, chiunque esso sia, fosse anche il primo che passa. Quel che da sempre si sa e che la nuova ideologia ha imposto a tutti di negare. Resta da considerare cosa comporti tutto questo per gli uomini, a quali condizionamenti e costrizioni siano sottoposti da quella disimmetria del bisogno che sta all’origine dello scambio. La guerra femminista contro la prostituzione è in realtà, e non può essere altro, una guerra contro il commercio agito secondo le polarità maschili e non contro lo scambio in quanto tale. “Puttanieri” sono i maschi che pagano (poco) sulle tangenziali, non coloro che pagano moltissimo nelle suite dei cinque stelle e la lotta alla prostituzione non è una lotta contro la tratta delle slave, né deriva dall’applicazione di un principio ideale del tipo “non si fa commercio dell’amore” ma è la messa in pratica di un valore morale inteso nel suo senso più profondo, l’interesse di qualcuno, l’utilità di una forma vivente, è la lotta contro la prostituzione visibile ed a favore di quella invisibile.
Il matrimonio rappresenta dunque una istituzione che ha sin qui garantito alle donne quel che non potevano avere altrimenti e che imponeva loro il sesso come corrispettivo, mentre nella nuova era questa contropartita è esclusa. E’ il divorzio con i suoi obblighi economici a carico dell’ex marito a manifestare in modo eclatante la nuova funzione di questo istituto fondato sull’assenza di ogni dovere della moglie, quello sessuale per primo. Con il divorzio il maschio conserva verso la ex il dovere al mantenimento che può durare anche tutta la vita mentre non mantiene come è ovvio alcun diritto. Il cosiddetto assegno di divorzio, presentato come “dovere di solidarietà verso la parte debole” è del tutto indistinguibile da un assegno sessuale postdatato. L’ex marito non paga i servizi che ottiene perché non ne ottiene più alcuno, ma per ciò che ha avuto in cambio, paga cioè le prestazioni sessuali di cui ha beneficiato. Questa verità inconfessabile viene negata e nascosta sotto il mantello del fatto che “la moglie ha lavorato per lui” ed è vero, come è vero che mentre convivevano il reddito di lui è stato diviso a metà e che, matrimonio perdurante, lui non ha goduto del proprio reddito più di quanto ne abbia beneficiato lei (vale semmai il contrario, come abbiamo visto).
A meno di assumere che l’attività di cura e manutenzione debba essere pagata anche quando non viene più svolta, nel senso che essa vale due o tre volte il reddito di lui, non resta che una sola ragione per la quale il divorziato debba pagare indefinitamente ed in misura esorbitante. Se infatti egli pagasse per le cure ricevute ciò vorrebbe dire che la professione di moglie è la sola che venga retribuita anche quando finisce. Chi mai pretenderebbe di essere pagato, dopo essersi licenziato, sulla base del fatto che “ha lavorato prima”? Una donna che pur abbia nella cura la sua professione (una infermiera) non pretende certo di essere retribuita quando non lavora più, mentre la condizione legale della ex (fatto che deriva da una valutazione morale) è radicalmente diversa e lo è per la semplice ragione che quel pagamento post servizio non si riferisce all’attività di cura ma al sesso. E questo non vale solo tra maschi e femmine. Una famosa tennista lesbica boema decise un giorno di convivere con una delle sue amiche, quando poi si separarono costei chiese alcuni milioni di dollari di “risarcimento” e tra due donne non si può usare il “parassitismo maschile” a copertura del commercio.iii
E’ vero che sentenze della magistratura italiana hanno imposto al divorziato il mantenimento della ex anche in caso di matrimonio in bianco, il che sembra contraddire quel che stiamo dicendo, ma è evidente che nulla sarebbe più inconcepibile di una sentenza che esplicitamente collegasse il mantenimento all’attività sessuale passata o, peggio, l’ammontare dell’assegno al numero dei rapporti; non sarà mai una sentenza a tradire una simile vergognosa verità. Ma è davvero una verità vergognosa? In una società nella quale la relazione tra i due fosse dichiaratamente fondata sullo scambio tra sesso e denaro e in cui venisse riconosciuto esplicitamente il valore esorbitante del corpo femminile, la legge imporrebbe ai maschi il pagamento della prestazione nella misura più alta possibile che trova necessariamente il suo limite nella metà del reddito maschile. Metà del reddito è infatti quel che i maschi pagano nella convivenza, al momento del divorzio e poi con la pensione e la liquidazione e non lontano dalla metà (il 40%) quel che pagano continuativamente sino ad un termine temporale che non dipende da loro. ‘Il massimo possibile’ significherebbe che in quella società qualora il reddito dell’ex si incrementasse egli dovrebbe aumentare proporzionalmente la quota da versare ed è quel che succede. ‘Il massimo possibile’ significherebbe che là dove il singolo non può pagare integralmente “il dovuto” questo sia versato dalla collettività sotto forma di assistenza ed assegni sociali ed infatti a questa condizione si riferisce l’espressione americana ‘Mogli del governo’. ‘Il massimo possibile’ significherebbe che al maschio non è data alcuna possibilità di sottrarsi al pagamento neppure quando sia disoccupato come infatti accade in molti paesi dove la disoccupazione non è un “alibi” valido per il maschio ed a punizione del quale è previsto il carcere (pena di cui si chiede l’introduzione formale anche in Italia, ma di fatto già comminata come accadde pochi anni fa in Puglia ad un disoccupato che appunto non versava l’assegno da tempo, dal momento della perdita del lavoro).iv Tutto questo rimane occultato dal fatto che in genere vi sono di mezzo i figli, ma nulla muta quando questi mancano.
Lo scambio sesso contro denaro è una vergogna per noi, lo è in Occidente dove la morale cristiana, prima, l’etica dell’amor cortese poi ed infine il romanticismo hanno creato un ben diverso ideale di fronte al quale l’idea stessa di commercio è diventata spregevole; a questo si è aggiunto il femminismo per il quale il baratto sessuale è degradante e oltraggioso per le donne stravolgendo il fatto che, trattandosi dell’esercizio di un ricatto sulla dipendenza maschile, deruba ed oltraggia gli uomini. Se invece si assume che per natura, e non per cultura, le donne trovano nel sesso uno strumento e gli uomini uno scopo e che l’amore gratuito è un’affascinante costruzione della civiltà occidentale fondata sulla negazione della verità naturale (che ha generato l’amore come utilità), allora quello scambio perde ogni ombra di indegnità per diventare la base esplicita dei rapporti tra i due, il fondamento schietto della loro relazione. E’ bene per le donne usare gli ormoni maschili per trarne tutti i vantaggi possibili come sarebbe vantaggioso per gli uomini vedere i propri bisogni sessuali soddisfatti gratuitamente. Niente di immorale giacché in un conflitto etico la sola cosa ad essere immorale è la sconfitta e sconfitta epocale è quella subita dagli uomini, schiacciati da una dipendenza che non ha rimedio e della quale sono costretti a negare l’esistenza, eppure, ad onta di questa verità, la salvaguardia della loro dignità di esseri liberi, come vedremo, è ancora nelle loro mani.
i W. Farrell, Perché gli uomini sono come sono, Frassinelli 1998, pag. 233.
ii “La Repubblica”, 9.02.1999 e 01.11.2003 pag. 12.
iii La tennista boemo-americana è Martina Navratilova. Il fatto risale alla metà degli anni Novanta.
iv L’art. 570 del Codice Penale: “Violazione degli obblighi di assistenza familiare” prevede la reclusione sino ad un anno. L’ex calciatore del Torino Calcio, Pietro Mariani, è stato però condannato ad un anno e cinque mesi e arrestato. Non è dato sapere su quale combinato di legge si sia fondata questa più grave condanna. Fonte ANSA - Rieti, 05.06.2003.
0 commenti:
Posta un commento
I messaggi anonimi non verranno pubblicati.
Inserire Nome nell'apposito campo