“Padre nostro che sei nei Cieli” questo è l’incipit della prima preghiera cristiana trasmessa direttamente da Cristo a coloro che credevano in lui. Quanto oggi suoni scorretta è del tutto evidente giacché vi si afferma inequivocabilmente che Dio è padre. Si capisce che una simile lettura non può più essere tollerata dal momento che la collocazione di una figura maschile all’apice della Fede si staglia come un limite invalicabile all’espansione illimitata del potere morale femminile. Questo discende dal fatto che il significato di quella Presenza non riguarda solamente i credenti ma l’intera cultura occidentale e coinvolge allo stesso modo agnostici, miscredenti, atei e indifferenti. Quel che è al vertice della Fede di alcuni si colloca comunque all’apice del sistema simbolico di tutti e permea di sé l’universalità occidentale. Non stupisce perciò che i primi attacchi alla paternità di Dio non siano venuti dalle credenti, ma dalle atee, le quali, anziché disinteressarsi del tema, hanno intuito correttamente che quella Presenza doveva essere preventivamente rimossa per poter conquistare il monopolio del potere nello spazio del Senso.
La paternità di Dio è stata messa in discussione da tempo e nel volgere di pochi decenni si è passati dal dubbio alla certezza. Dio non è Padre. Fu Giovanni Paolo I ad annunciare la svolta, nel 1978, quando affermò che Dio non è solo Padre ma anche Madre. Con ciò si veniva incontro alle esigenze di quella che alcuni hanno definito ‘teologia della compiacenza’ con la quale la Chiesa cedeva alla potenza trionfante dell’ideologia femminista, evidentemente giudicando nel profondo di essere incapace di contrastarla e contenerla.i Di fronte al processo di colpevolizzazione della Fede, imputata di maschilismo, ed alla criminalizzazione indiscriminata della storia del Cristianesimo inteso come causa o concausa della millenaria condizione di subordinazione della donna, la Chiesa dapprima è stata sulla difensiva ed infine ha dovuto cedere alla pressione e far sue le verità della GNF. L’adozione del punto di vista femminista è stato progressivo e insensibile ma netto ed inequivocabile. Quella da adottare “E’ la logica della donna che ‘salva redime’, mentre è quella dell’uomo che ‘rovina disintegra’ ”, scrive il teologo Amato Dagnino, facendo proprio incondizionatamente il cuore dell’etica femminista in eco a Carla Lonzi per la quale i valori femminili puntano alla vita in quanto contrapposti a quelli maschili che mirano alla morte.ii Giovanni Paolo II non solo ha chiesto perdono in forma solenne alle donne ma non ha perso occasione per ringraziare Dio di averle create, mentre risulta impensabile che possa fare altrettanto per gli uomini, in tal modo ha corroborato il racconto femminista ed accreditato la GNF agli occhi della Cristianità. In questo quadro non stupisce leggere, che, con riferimento a Dio “Il termine ‘Padre’ assume il compito di indicare Colui che ‘genera’ la vita e l’esistenza. I genitori, ossia coloro che generano la vita, sono il padre e la madre. Perciò Dio potrebbe indifferentemente essere chiamato Padre o Madre, come già si trova in un passo della Scrittura e come spiegò Papa Luciani in una celebre catechesi”. Per essere più chiari “Chiamiamo abitualmente Dio ‘Padre’ non certo per dare un’indicazione biologica al termine e neppure per stabilire gerarchie tra i sessi. Dio è Padre in quanto ci genera eternamente alla vita. Il fatto che preferiamo usare il nome di Padre e che la stessa Sacra Scrittura preferisca questo nome, se costituisce un problema, si tratta di un problema culturale, linguistico e psicologico”.iii
La paternità di Dio, “Padre con cuore di Madre”, è dunque finalmente negata in sintonia con quella che è stata definita “nuova transessualità spirituale”, e mentre la maschilità di Cristo ha già ricevuto il primo attacco simbolico nel cuore di Assisi avendo il Redentore assunto colà sembianze di femmina (…Redentrice/Redentora),iv la sua figura di supremo Intercessore, mediatore tra il mondo umano e quello divino (che è funzione sacerdotale specifica) è stata intaccata dalla pressione per l’istituzione di quel sacerdozio femminile che la Chiesa Anglicana ha approvato e sul quale quella Cattolica sembra ancora resistere. Ma vi è un altro punto di attacco di portata capitale, sul quale si appunta la reinterpretazione proposta dalla GNF, quello della Concezione di Cristo.
Qui la lettura segue due direzioni apparentemente confliggenti; da una parte nel senso della celebrazione della potenza del femminile spinta sino all’autocrazia etica, dall’altra attraverso la distruzione radicale dell’intero sistema simbolico occidentale (storicamente incarnato dal Cristianesimo) attraverso la dissoluzione morale del suo nucleo centrale, la sorgente della sua originalità e della sua promessa, ottenuta attraverso la trasformazione di quell’atto capitale in un delitto sulla base di esegesi apparentemente contraddittorie ma di fatto convergenti. Nella prima direzione la Concezione di Cristo viene letta come momento nel quale la volontà di Maria nell’accettazione della proposta divina è stata il fattore decisivo, la scelta cruciale che ha aperto la via all’Incarnazione e quindi all’avventura universale della Salvezza cristiana; in questo quadro è il ‘Sì’ di Maria la chiave di volta della Storia della Salvezza. La volontà della donna è quindi posta al centro del dramma nel pieno senso che da essa è dipesa la sorte dell’umanità, volontà dunque sovraordinata a quella divina che a questa si rimise. Non siamo più di fronte all’obbedienza di quell’Abramo che fece sua la volontà divina, al contrario, qui è la volontà di Dio che si presenta sottomessa a quella femminile. Con ciò la donna occidentale scalza Dio dal suo trono e si insedia al suo posto.
Nell’altra direzione, specularmente, si procede all’insinuazione nel cuore del Cristianesimo di un elemento dagli effetti simbolici devastanti. Qui il prevalere della volontà divina, che non viene smentito ma confermato dal momento che a Maria non fu chiesto il parere,v è inteso però direttamente come violazione di quella della Donna, ma una violazione della volontà femminile nel concepimento non è altro che l’atto di violenza specificamente antifemminile, il gesto primario della sua annichilazione. Uno stupro metafisico sarebbe dunque all’origine dell’Incarnazione ed il Cristianesimo troverebbe in un atto di somma iniquità la sua origine. Non è possibile immaginare qualcosa di più sconvolgente, una insinuazione più devastante che (blasfemìa a parte) intacca la radice stessa dell’intero universo simbolico Occidentale. Da una parte dunque, rovesciata la relazione tra Cielo e Terra, tra Creatore e creatura, si può controparafrasare Dante nel senso che a tal punto si è spinta l’hybris femminile “...sì che sua fattura non disdegnò di farsi suo fattore”,vi dall’altra il tarlo di una sconvolgente e scandalosa insinuazione viene incistato nel cuore di quel Cristianesimo che dà forma e Senso all’esperienza di una intera civiltà. Prima che accadesse non sarebbe stato possibile immaginare qualcosa di più letale di questa sbalorditiva opera dell’intuizione femminista che colpisce con inarrivabile precisione e nel più rovinoso dei modi la scaturigine del Cristianesimo. Lo scopo è trasparente, si tratta di scardinare quel sistema di Senso per spianare la strada all’edificazione di un nuovo antitetico ordine simbolico che collochi finalmente la Donna al posto che le compete: quello usurpato dal Dio dei cristiani.vii
i A titolo di esempio si veda H. Küng, Cristianesimo - Essenza e storia, Rizzoli, Milano 1999, pp. 89, 128, 161, 431, 438, 451, 598, 601 e altrove.
ii “Missionari Saveriani”, aprile 2001, p. 6, mentre Carla Lonzi afferma: “La specie dell’uomo si è espressa uccidendo, la specie della donna si è espressa lavorando e proteggendo la vita”, in Sputiamo su Hegel, Rivolta Femminile, Milano 1974, p. 50.
iii Fanno cambiar sesso anche a Dio, intervento di p. Claudio Sorgi, su “Oggi” in un numero dell’estate del 1994. Possiedo il ritaglio senza data.
iv Nell’ordine: “Padre con cuore di Madre”, affermazione di p. Arnaldo De Vidi, “Missionari Saveriani”, Gennaio 2001, p. 3. Le espressioni ‘nuova transessualità spirituale’ e la precedente ‘teologia della compiacenza’ sono di Cesare Brivio. Dello stesso è la documentazione fornitami sulla figura della “Crista” che fa mostra di sé in un gruppo bronseo nella Basilica Superiore di S. Francesco ad Assisi.
v Il necessario e previo consenso della Vergine si fonda su Lc 1,38, la violazione della sua volontà su Mt 1,18 e Lc 1,31.
vi Paradiso XXX, 4-6: “Tu se’ colei che l’umana natura / nobilitasti sì che il suo fattore / non disdegnò di farsi sua fattura”.
vii Non è questa la sede per approfondire la tematica, le osservazioni presentate vanno intese come mera registrazione della gravità di questo attacco al cuore del sistema simbolico occidentale. Non ha alcuna relazione con tutto questo l’osservazione che sono ben esistite religioni nelle quali accanto al Dio maschile figuravano altrettante Dee o altre ancora nelle quali all’apice del mondo Celeste vi erano figure femminili perché qui è in questione, ed in ballo, l’intimo equilibrio dell’universo simbolico di una Civiltà.
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